RICERCA E INNOVAZIONE PER TRAINARE LA RIPRESA, STRIZZANDO L’OCCHIO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

COMUNICATO STAMPA

70 anni della Camera Confederale del Lavoro – UIL di Trieste 

RICERCA E INNOVAZIONE PER TRAINARE LA RIPRESA,  STRIZZANDO L’OCCHIO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

La riflessione della UIL sui cambiamenti in atto e sui segnali da captare per intercettare ripresa e prospettive di sviluppo per Trieste e il Friuli Venezia Giulia.

Ferriera, porto, Trieste Città metropolitana. Sono solo alcuni dei tanti temi intorno a cui ruotano le prospettive di sviluppo per Trieste e, più in generale, per il Friuli Venezia Giulia, indagati nel corso di una tavola rotonda tenutasi questa mattina presso la Sala Conferenze della Biblioteca Statale Stelio Crise, a Trieste, in occasione dei 70 anni della Camera Confederale del Lavoro – UIL di Trieste.

“Dobbiamo capire se ci sia, e quale sia, il senso dei cambiamenti in atto, come tali segnali vadano sostenuti e quali concrete prospettive di sviluppo possano generare”. Il segretario generale della CCdL – UIL di Trieste Giacinto Menis ha introdotto i lavori della mattinata, con la prima parte storica e la tavola rotonda sul futuro, moderata dal giornalista de Il Piccolo Diego D’Amelio, a cui hanno preso parte la Presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, il Segretario generale UST CISL Gorizia Trieste Umberto Brusciano, il Segretario CCdL – UIL di Trieste Claudio Cinti, il sindaco Roberto Cosolini, il Commissario dell’Autorità Portuale di Trieste Zeno D’Agostino, il Presidente di Confindustria Venezia Giuli, il Segretario generale NCCdL CGIL di Trieste Adriano Sincovich e il Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati Luca Visentini.

Nella sua carrellata sulle questioni aperte, Menis è partito dall’annosa e sempre controversa vicenda della Ferriera. “La novità è che ora, con l’impegno comune di tutte le forze istituzionali e sociali, si è riusciti a dare una concreta prospettiva industriale ad un sito produttivo del quale non più di due anni fa era stata decretata la fine. Si tratta ora di vigilare affinchè gli impegni siano mantenuti, in particolare quelli riguardanti l’attuazione di tutti gli interventi di carattere organizzativo e tecnologico capaci di far convivere le ragioni della produzione con quelle dell’ambiente, le esigenze del lavoro con quelle della salute pubblica”.

Menis ha ricordato anche l’importanza trainante del “distretto BioHighTech, frutto della sintesi tra biomedicina, biotecnologia e bioinformatica, che si sta sviluppando e che può trarre importanti sinergie dal collegamento con l’Area Science Park”.

“Ad ora, i numeri non sono macroscopici, ma la direzione è quella giusta, perché Trieste, insieme all’Università, può vantare un’eccellente dotazione di centri scientifici e di ricerca che però sono ancora troppo scollegati dalla città e dal mondo produttivo”, ha aggiunto Menis ricordando la vocazione internazionale del capoluogo giuliano. Una vocazione che deve essere mantenuta dimostrandosi “capace di attrarre, accogliere e valorizzare talenti locali ed esterni per dare vita a progetti innovativi: ciò significa trasferire i risultati della ricerca al mondo dell’impresa”. Per arrivare poi alla fondamentale questione del Porto, il cui sviluppo è strettamente legato alla crescita della città. “Il Porto di Trieste, posto alla base di una direttrice europea come il Corridoio Baltico-Adriatico, ha tutte le condizioni per diventare, sempre più, uno snodo infrastrutturale strategico al servizio dei crescenti traffici tra Estremo Oriente e Centro-Est Europa, via Mediterraneo. Approvato il Piano Regolatore e finanziata la piattaforma logistica, il Porto di Trieste ha l’occasione di valorizzare pienamente le proprie peculiarità, date dalla posizione geografica, dall’intermodalità, dai fondali naturali e – non dimentichiamolo – dai Punti Franchi. E’ proprio in questo quadro – ha concluso Menis – che si può utilmente discutere di “Trieste Città Metropolitana”, facendo però attenzione: è un’opportunità che non può essere declinata in termini di separatezza o, peggio, di contrapposizione tra l’area giuliana e quella friulana, né può essere intesa come l’alternativa locale ad un ipotetico svuotamento del regime di autonomia regionale”.

Alla tavola rotonda ha preso parte anche il neoeletto Segretario Generale della CES, Luca Visentini, già segretario della UIL del Friuli Venezia Giulia, che ha ricordato come “in questa regione c’è sempre stata una tradizione europea, di cooperazione transfrontaliera. Ci sono tantissime possibilità da sfruttare per cercare di valorizzare la dimensione internazionale del nostro territorio. I territori e i sistemi economici che ce la fanno sono quelli che hanno la capacità di pensarsi in dimensione europea e internazionale, non solo utilizzando le risorse europee per far ripartire l’economia, ma soprattutto cercare di puntare sui settori e sul valore aggiunto della dimensione internazionale che può far riscattare un territorio”.

Trieste, 23 ottobre 2015