COMMERCIO: PLAUSO DEI SINDACATI A RICORSO FVG A CORTE COSTITUZIONALE

COMMERCIO:  PLAUSO DEI SINDACATI A RICORSO FVG A CORTE COSTITUZIONALE

La liberalizzazione non ha contribuito a crescita di reddito e occupazione. Contratto collettivo: rinnovo concordato con Confcommercio unico punto di riferimento per la categoria

Le Segreterie Regionali di Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS UIL non possono che condividere  ed essere favorevoli all’intenzione della Giunta regionale, annunciata dal vicepresidente Sergio Bolzonello, di ricorrere alla Corte Costituzionale contro l’impugnativa del Governo verso il ddl 129 che rende obbligatorie le chiusure dei negozi e centri commerciali in occasione delle principali festività, religiose e laiche.

In relazione alla situazione complessiva del commercio, alle difficili condizioni in cui si trovano ogni giorno ad operare le lavoratrici e i lavoratori del settore, come sindacati di categoria abbiamo sempre espresso la nostra piena e motivata contrarietà alla completa liberalizzazione degli orari commerciali. È evidente a tutti che le problematiche che ne sono scaturite infatti hanno determinato il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del personale del settore senza contribuire alla crescita di reddito e occupazionale. Ormai possiamo affermarlo con sicurezza: la liberalizzazione totale degli orari commerciali è stata incapace di determinare positivi effetti occupazionali e tutte le argomentazioni utilizzate a sostegno delle liberalizzazioni, secondo le quali sarebbero aumentati i livelli di servizio e calati i prezzi al consumo, si sono rivelate non corrispondenti al vero.

Nei fatti è aumentata invece la competizione tra grande distribuzione commerciale e piccolo commercio al dettaglio. Si è determinato un mero spostamento dei consumi senza il minimo aumento dei fatturati e soprattutto sono aumentati i disagi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. E si è diffusa anche la tendenza ad ampliare l’orario di apertura giornaliero e settimanale senza che si siano al contempo assicurati servizi essenziali quali asili nido, tempo pieno nelle scuole e trasporti urbani con il risultato di penalizzare ulteriormente l’occupazione del settore, in prevalenza femminile. Quanto sosteniamo ormai da anni è condiviso largamente anche dalle principali associazioni datoriali. Solamente Federdistribuzione non vuole vedere ciò che ormai è evidente a tutti.

Inoltre, si è verificato quanto temevamo: si è tentato di compensare i maggiori oneri derivanti dall’ampliamento dell’utilizzo delle strutture da parte di alcune associazioni datoriali con la diminuzione del costo del lavoro. Di qui le grandi difficoltà nel rinnovo dei CCnL di settore, che ha determinato il paradosso dell’ulteriore impoverimento delle retribuzioni dei lavoratori.

E’ unicamente grazie al senso di responsabilità e alla forte unità d’azione che Filcams CGIL, Fisascat Cisl e UILTuCS UIL sono riuscite a dare risposte concrete alle attese dei lavoratori del settore delle aziende aderenti a Confcommercio e Confesercenti, con il rinnovo contrattuale. Ma se Confcommercio e Confesercenti sono riuscite a garantire un aumento di 85 euro al IV livello, perché non dovrebbero garantirlo anche Federdistribuzione e Distribuzione Cooperativa? Come organizzazioni sindacali non potremmo mai permettere che lavoratori dello stesso settore, che svolgono le medesime mansioni, percepiscano retribuzioni differenti con effetti distorsivi della concorrenza, conseguenza anche della deregulation del “Salva Italia”.

Si deve quindi, con chiarezza, riaffermare che il contratto di riferimento del settore, per contenuti e rappresentatività, è quello stipulato tra Filcams, Fisascat, Uiltucs e Confcommercio e che in quanto tale, relativamente alle vertenze in atto, risulta esplicito punto di approdo.

Liberalizzazione si, liberalizzazione no, sono i termini di uno scontro cieco che non guarda alla realtà dei problemi. Nell’attuale contesto, se si vuole realmente rilanciare i consumi bisognerebbe aumentare il potere di acquisto dei consumatori che in questi anni si è indebolito sempre di più, e quindi, ridurre le tasse sul lavoro e rinnovare tutti i Contratti Collettivi.

 

Una società che non è più in grado di festeggiare con il riposo alcuna ricorrenza laica e religiosa è una società destinata a perdere i valori fondanti della democrazia. Ormai i tempi sono maturi per un revisione della normativa nazionale, perché la politica deve fare il bene comune e non solo di una ristretta parte, oltretutto a discapito di altri.

 

FILCAMS CGIL                  FISASCAT CISL                   UILTUCS UIL

Susanna Pellegrini              Adriano Giacomazzi              Matteo Zorn