Croazia nell’Unione Europea: no a misure transitorie per i lavoratori

Croazia nell’Unione Europea: no a misure transitorie per i lavoratori

Lettera del Consiglio Sindacale Interregionale ai Governatori Serracchiani e Zaia

I sindacati chiedono che venga concessa subito la libera circolazione dei lavoratori croati senza passare per misure transitorie. E’ l’occasione per regolarizzare migliaia di rapporti di lavoro.

“L’ingresso della Croazia nell’Unione Europea rappresenterà una chance per il mercato del lavoro nazionale e del Friuli Venezia Giulia e del Veneto in particolare, per vedere finalmente avviato un serio percorso di regolarizzazione di migliaia di rapporti di lavoro che riguardano soprattutto i lavoratori frontalieri”.

In vista dell’adesione della Croazia nell’Europa che, dal 1 luglio, diventerà a 28 Paesi, il presidente del CSI, il Consiglio Sindacale Interregionale Friuli Venezia Giulia, Veneto, Croazia Sudoccidentale di CGIL, CISL, UIL, SSSH, Michele Berti, ha indirizzato una lettera ai presidenti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia e Debora Serracchiani, unitamente agli assessori al lavoro, per scongiurare il rischio dell’adozione di misure transitorie in merito alla mobilità dei lavoratori subordinati. La loro entrata in vigore sarebbe “inopportuna”.

“I lavoratori frontalieri croati, storicamente presenti nel mercato del lavoro delle regioni del Nord-Est sin dalla creazione degli stati nazionali nell’area dell’alto Mare Adriatico, sono sottoposti fino al 30 giugno alla normativa sull’immigrazione, che prevede l’emanazione dei decreti flussi come condizione per poter instaurare un rapporto di lavoro regolare”, scrive nella lettera Berti.

Le norme hanno reso praticamente impossibile impiegare regolarmente nel territorio nazionale i lavoratori croati che, tuttavia, da decenni sono massicciamente presenti nel nostro Paese.

“Tali lavoratori sono impiegati in settori chiave dell’economia regionale di Friuli Venezia Giulia e Veneto (turismo, edilizia, cantieristica navale, agroalimentare) – aggiunge ancora il CSI -, ma anche e soprattutto nel settore di cui maggiormente usufruiscono le famiglie con persone anziane o comunque affette da patologie invalidanti che le rendono non autosufficiente. Le stime raccontano di almeno 10 mila presenze quotidiane da parte di lavoratori e lavoratrici residenti in Slovenia e  Croazia”.

Fatta propria la risoluzione della Confederazione Europea dei Sindacati adottata nel dicembre 2012, il CSI chiede ai Governatori Serracchiani e Zaia di “esercitare tutte le forme di pressione del caso sul Governo al fine di evitare che adotti le misure transitorie di limitazione della libera circolazione dei lavoratori subordinati croati”.

Il CSI auspica che si faccia tesoro dell’esperienza vissuta con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea il primo maggio 2004, quando l’adozione del sistema delle quote non comportò benefici. “Concedere da subito la piena libera circolazione ai lavoratori croati avrebbe il vantaggio di trattarli sin dal prossimo primo luglio alla stregua di tutti gli altri cittadini comunitari nell’accesso al lavoro, facendo quindi cadere qualsiasi alibi residuo alla necessità di impiegarli regolarmente”.

Il sindacato invoca un incontro con Presidenti e assessori per illustrare più compiutamente il fenomeno.

 

Michele Berti

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