Giacinto Menis confermato Segretario CCdL UIL Trieste

Giacinto Menis confermato Segretario CCdL UIL Trieste

PORTO: FORMIDABILE OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO

La crescita di Trieste non può prescindere da quella della sua attività portuale, snodo strategico nel corridoio Baltico-Adriatico e terminale nella via della Seta. Analizzate anche tematiche relative a Fincantieri, Ferriera, Flex, Burgo, commercio e costruzioni. Sertubi: scongiurare paventata chiusura area a freddo.

“La sdemanializzazione del Porto Vecchio, il trasferimento della proprietà al Comune e lo spostamento del Punto Franco, aprono finalmente una concreta prospettiva di riutilizzo di quell’area che da decenni non è più, di fatto, zona portuale, ma che finora non ha potuto esser altro che il simulacro di ciò ch’era stata in tempi andati”.

E’ la “formidabile opportunità di sviluppo e riqualificazione urbana”, motore e simbolo del rilancio dell’economia giuliana, individuata dal Segretario provinciale della CCdL UIL di Trieste, nonché Segretario regionale della UIL FVG, Giacinto Menis nella relazione introduttiva al XIX congresso territoriale che si è svolto oggi al Centro Congressi Porto San Rocco Marina Resort a Muggia e che lo ha confermato nell’incarico.

“Il Porto di Trieste, alla base di una direttrice europea come il Corridoio Baltico-Adriatico, ha tutte le condizioni per diventare sempre più uno snodo infrastrutturale strategico al servizio dei crescenti traffici tra Estremo Oriente e Centro-Est Europa, via Mediterraneo– ha aggiunto Menis -. Approvato il Piano Regolatore e in fase di realizzazione la piattaforma logistica, il Porto ha l’occasione di valorizzare pienamente le proprie peculiarità: posizione geografica, intermodalità, fondali naturali e Punti Franchi”.

“Le opportunità di sviluppo sono quindi rappresentate dalla logistica, inserita nel più vasto progetto di porto-regione, quello che prevede il collegamento tra i porti di Trieste, Monfalcone e San Giorgio di Nogaro e il legame sempre più stretto tra gli interporti di Fernetti, Gorizia, Cervignano e Pordenone all’interno di un disegno di sviluppo integrato che intreccia la capacità produttiva della regione con le infrastrutture strategiche – ha sottolineato Menis -. Il Porto deve giocare la carta dell’unicità in ambito europeo del suo status di Porto Franco. Una condizione che non è sfuggita ai cinesi che vogliono fare del Porto di Trieste un terminale importante della nuova “via della seta” sul quale poter investire anche in attività di natura produttiva”. Per sfruttare le opportunità, scongiurando il rischio che si trasformino in occasioni perse, come accaduto troppo spesso in passato, “è fondamentale però che le forze politiche, locali, regionali e nazionali, indipendentemente dal loro colore, sappiano condividere un terreno d’intesa e di azione comune a favore del territorio”.

Nella sua relazione Menis si è soffermato ad analizzare in generale luci e ombre della situazione dell’economia e del lavoro di Trieste, “città con il 45% di pensionati sul totale della popolazione, con meno del 15% degli occupati nell’industria e con una forte presenza di lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione, dove la crisi è arrivata in sordina, ma alla fine s’è fatta sentire in tutti i settori: dal manifatturiero all’edilizia, dai trasporti al terziario”.

L’analisi è partita da Fincantieri, la più grande realtà industriale della regione (2.600 dipendenti diretti e un totale di 14.000 occupati tra appalti e indotto) che a Trieste ha il suo centro direzionale e progettuale e a Monfalcone il suo cantiere più importanti. L’azienda “presenta oggi una situazione stabile, con commesse che si proiettano oltre il 2022; ma ai successi produttivi, ai risultati di bilancio, all’espansione sui mercati internazionali, deve ora corrispondere un salto di qualità nel rapporto con il territorio e nell’impiego di mano d’opera locale, oltre che nel rapporto con il sistema degli appalti”. Ed è passata alla Ferriera di Servola “che prima dell’insediamento della gestione commissariale sembrava avere il destino segnato e che con l’arrivo della nuova proprietà e la firma dell’Accordo di Programma ha visto avviare gli interventi per il risanamento ambientale e quelli per l’avvio di nuove produzioni, con la conseguente crescita occupazionale”, ha proseguito Menis. “Non sono certo superate le insofferenze e le contrarietà dei vari comitati cittadini, spalleggiati dall’attuale Giunta comunale, ma la risposta non può consistere nella rissa tra i diversi livelli istituzionali, né nelle ricorrenti minacce della proprietà di concludere l’avventura – ha sottolineato –; l’unico terreno praticabile sia quello del rispetto rigoroso degli impegni assunti, in modo da far convivere, osservandole tutte, le ragioni della salute e quelle del lavoro, le ragioni dell’ambiente e quelle della produzione. La scommessa non è ancora vinta, ma non è neanche già perduta: l’importante è che i controlli e le verifiche degli stadi di avanzamento degli interventi programmati per il risanamento ambientale rispondano ad evidenze certe e misurabili, e non alle differenti inclinazioni politiche”.

Il segretario Menis ha manifestato poi la netta contrarietà del sindacato ai propositi di Flex “di trasferire in Romania i “picchi” di lavoro, rivendicando piuttosto il rispetto degli impegni assunti nel 2015 sulla diversificazione produttiva”. Mentre la Cartiera Burgo “continua a vivere una fase molto complessa per la tenuta dei suoi livelli occupazionali”, anche se questa volta, “d’intesa con la Regione, la proroga di 11 mesi del contratto di solidarietà è finalizzata alla concretizzazione di un accordo tra Cartiera di Ferrara, Burgo, Friulia e Invitalia a sostegno di un progetto industriale che prevede la riconversione di una linea produttiva e l’assorbimento della quasi totalità del personale (circa 110 unità)”.

Il calo dei consumi ha penalizzato fortemente il “commercio, sia nella grande che nella piccola distribuzione, causando un aumento esponenziale dei part-time, specie involontari, accompagnato a regimi di flessibilità delle turnazioni che hanno reso sempre più precaria la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro”. Anche se il settore più colpito dalla crisi “è senza dubbio quello delle costruzioni”. “Qualche segnale ci indica che probabilmente abbiamo ormai toccato il fondo. Ma non illudiamoci: con decine di migliaia d’immobili invenduti o non affittati, l’edilizia residenziale è al palo e lo rimarrà. Gli investimenti pubblici sono strategici per la sopravvivenza del settore così come sarà fondamentale il passaggio dall’edilizia della crescita a quella del recupero, orientata al risparmio energetico”.

Dal congresso è emersa anche la necessità di salvaguardare l’attività produttiva di Sertubi e scongiurare, attraverso il coinvolgimento istituzionale, il rischio paventato di una chiusura dell’area a freddo dell’azienda. Questo sarebbe, a parere del sindacato UIL di Trieste, il preludio a una cessazione dell’intera attività, il che porterebbe l’unica azienda italiana produttrice di tubi in ghisa a chiudere i battenti, costringendo l’Italia a dover dipendere per gli approvvigionamenti da imprese straniere.

Il sindacato ha ribadito infine anche la necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie volte ad evitare gli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie professionali.

Il congresso si è chiuso con l’intervento finale del Segretario Confederale della UIL Guglielmo Loy.  Oltre al Segretario Generale Giacinto Menis sono stati eletti anche come segretario organizzativo Claudio Cinti e come segretario sindacale Antonio Rodà. Tesoriere Gianfranco Flora.