I sindacati italiani, croati e sloveni celebrano insieme con un doppio appuntamento sui confini sloveno-croato e italo-sloveno l’ingresso della Croazia nell’Unione europea

I sindacati italiani, croati e sloveni celebrano insieme con un doppio appuntamento sui confini sloveno-croato e italo-sloveno l’ingresso della Croazia nell’Unione europea

 

I sindacati italiani, croati e sloveni, riuniti nei due Consigli Sindacali Interregionali (C.S.IR.) Friuli Venezia Giulia/Veneto/Croazia Sudoccidentale e Nord Est Friuli Venezia Giulia/Slovenia si sono ritrovati giovedì 27 giugno 2013 in un doppio appuntamento sui confini italo-sloveno di Rabuiese e sloveno-croato di Castelvenere, per celebrare l’ingresso della Croazia nell’Unione europea.

Il programma ha previsto un primo momento celebrativo alle ore 9.30 sullo spiazzo antistante al valico del confine croato-sloveno di Castelvenere (in territorio croato), dove si è svolta una prima conferenza stampa. Successivamente, la delegazione sindacale dei 3 paesi, attraversando il territorio sloveno, si è spostata sull’ex-valico italo-sloveno di Rabuiese, dove alle ore 11.30 si è svolta una seconda celebrazione, seguita da una conferenza stampa, nello spiazzo antistante all’ex-valico (in territorio italiano).

I sindacati dei 3 paesi, nel sottolineare le molteplici ragioni della storica importanza dell’ingresso della Croazia nell’Unione europea che si verificherà ufficialmente di lì a qualche giorno, il 1° luglio 2013 (tra cui quella che direttamente riguarda l’economia dell’area a cavallo tra Italia, Slovenia e Croazia, nella convinzione che sia necessario modificare l’attuale politica di austerità europea), non hanno mancato di mettere l’accento sulle decisioni che molti dei Governi nazionali dei paesi dell’Unione europea hanno assunto (tra cui la Slovenia) o stanno assumendo proprio in questi giorni (tra cui l’Italia), in merito all’eventualità di adottare la moratoria sul diritto alla libera circolazione ai lavoratori subordinati croati, a partire dal prossimo 1° luglio.

Dati alla mano, si dimostrerà come tali misure, a maggior ragione se adottate in un contesto di lavoro frontaliero, come quello è quello tra Italia, Slovenia e Croazia, si rivelano inutili, se non addirittura dannose, perché non favoriscono l’emersione del lavoro irregolare.

I due momenti celebrativi sono stati anche l’occasione per porre nuovamente all’attenzione dei media, dell’opinione pubblica e delle istituzioni nazionali, regionali e locali dei 3 paesi i problemi che ancora impediscono ai lavoratori frontalieri che si muovono nell’area a cavallo tra Italia, Slovenia e Croazia di poter esercitare il loro diritto a lavorare dentro un quadro giuridico certo, che li metta al riparo da discriminazioni, che non favoriscono il lavoro regolare.