JOBS ACT E NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI – Aumentano le assunzioni, ma il saldo è ancora negativo

JOBS ACT E NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI – Aumentano le assunzioni, ma il saldo è ancora negativo

Menis (UIL): “La ripresa in Friuli Venezia Giulia presenta ancora fattori incerti. Le assunzioni dettate più dalla decontribuzione che dal Jobs Act. Servono investimenti e politiche per il lavoro”

“Se da una parte si vanta il record nazionale di assunzioni a tempo indeterminato (+84% nel periodo gennaio-ottobre rispetto al +34% su scala nazionale), dall’altra si registra ancora un saldo negativo tra le assunzioni e le cessazioni a tempo indeterminato”.

La ripresa economica in Friuli Venezia Giulia presenta ancora fattori incerti. Lo ha evidenziato oggi, dati alla mano, il Segretario generale della UIL del Friuli Venezia Giulia Giacinto Menis, in occasione del seminario organizzato presso l’Auditorium San Marco di Palmanova per fare il punto sui nuovi ammortizzatori sociali, dopo la recente entrata in vigore del decreto attuativo sul Jobs Act.

Lo scorso anno il numero degli occupati è sceso sotto le 500 mila unità, dai 520 mila occupati pre-crisi ai 495 mila del 2014. La cassa integrazione, nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno, decresce del 22% a un ritmo più basso rispetto ai dati nazionali che hanno segnato una contrazione del 33%, rispecchiando la controtendenza dello scorso anno quando a fronte di una diminuzione dell’uso della cassa del -6% a livello nazionale, in Friuli Venezia Giulia si registrava invece un’ulteriore crescita del + 11,5% sui valori già record dello scorso anno. Cui si somma la riduzione della cassa in deroga, effetto della riduzione dei finanziamenti e della contrazione per legge del periodo di fruizione della stessa, scesa da 11 a 5 mesi nel 2015 e che vedrà ulteriori riduzioni a soli 3 mesi nel 2016 per poi sparire dal 2017.

“L’inserimento di elementi di flessibilità in uscita previsti dal Jobs act ci sono stati tutti, specialmente con l’abolizione dell’articolo 18. Poi doveva contenere degli elementi di rafforzamento degli ammortizzatori sociali. E su questo il giudizio è diviso tra la soddisfazione per l’allargamento della platea dei beneficiari e il negativo restringimento dei tempi di riferimento. Doveva dare anche un forte impulso alle politiche attive del lavoro, ma queste francamente non si sono viste – ha aggiunto Menis -. Spendiamo un decimo della Germania sulle politiche attive del lavoro e né il Jobs Act, né la legge di stabilità hanno incrementato questi valori”.

“Le assunzioni sono spinte essenzialmente dalla decontribuzione, destinata a decrescere per il prossimo anno”, per questo la UIL del Friuli Venezia Giulia si rivolge agli imprenditori e dice che “per rilanciare davvero l’occupazione servono investimenti produttivi, in ricerca e in infrastrutture. Se vogliamo un ripresa solida bisogna lavorare sul fronte degli investimenti e dell’edilizia che è il settore che ha sofferto di più nella nostra regione”.

Tutte le novità del decreto sono state analizzate da Marco Massera, del Servizio Confederale UIL Politiche del Lavoro.

“I fondi di solidarietà, che dovranno sostituire la cassa in deroga, hanno portato all’allargamento della platea dei beneficiari, ma portano a un sistema duale, con regole diverse e risultati tutti da verificare – ha affermato -. A parte i fondi bilaterali sorti su quelli già in precedenza previsti nei settori bancario, assicurativo, postale e dei trasporti, non hanno avuto il successo che Fornero ipotizzava”.

I lavori sono stati chiusi dal Segretario Confederale UIL Guglielmo Loy. “Certamente il disegno del Governo punta ad affidare in via quasi esclusiva all’impresa il compito di sostenere crescita e occupazione. Dota le imprese di grande libertà in termini di assunzioni, licenziamento e minori vincoli nei delicati processi di ristrutturazione delle imprese – ha concluso -. La riduzione della durata della cassa integrazione è solo molto parzialmente bilanciata dalla durata della Naspi, senza che sia stato costruito un sistema di accompagnamento forte e realmente efficace per i lavoratori licenziati. Non c’è nessun investimento sulle politiche attive del lavoro per cui la rete dei servizi per l’impiego continua ad essere molto debole rispetto agli altri Paesi Europei. Attraverso la contrattazione nazionale e aziendale come UIL stiamo cercando comunque di tutelare le persone e convenire con le associazioni datoriali regole che rendano meno drammatica la condizione di lavoro delle persone”.