L’ITALIA APRE DEL TUTTO IL PROPRIO MERCATO DEL LAVORO AI CROATI

L’ITALIA APRE DEL TUTTO IL PROPRIO MERCATO DEL LAVORO AI CROATI

UNA VITTORIA DEL SINDACATO E UNA SCELTA LUNGIMIRANTE, CHE FINALMENTE PONE LE BASI PER SCONFIGGEE IL SOMMERSO DEI FRONTALIERI

Con un comunicato stampa emanato ieri la Commissione europea ha annunciato che l’Italia, insieme a altri 7 paesi dell’Unione (ma tra questi non la Slovenia) ha deciso di concedere la piena libertà di circolazione a scopo di lavoro ai cittadini croati, a partire da ieri, 1mo luglio 2015

Il Consiglio Sindacale Interregionale (C.S.IR.) Friuli Venezia Giulia/Veneto/Croazia Sudoccidentale CGIL, CISL, UIL, SSSH (che nei giorni scorsi aveva inviato al Governo italiano una precisa richiesta in tal senso) esprime la propria soddisfazione per una decisione da tempo attesa, che oltre a concedere piena dignità alla libertà di circolazione dei lavoratori al pari di quelle dei capitali, delle merci e dei servizi, pone finalmente le premesse perché si avvii un serio percorso di regolarizzazione delle migliaia di rapporti di lavoro dei frontalieri croati impiegati nelle regioni del nord-est italiano, da decenni confinati nel sommerso.

“E’ una vittoria dei sindacati italiani e croati uniti nel C.S.IR., che dal 2013 hanno lavorato con coerenza e pazienza a questo risultato – ha commentato Michele Berti, Presidente del C.S.IR. -. Due anni fa, quando la Croazia divenne il 28mo paese dell’Unione europea il Governo italiano non volle ascoltare la nostra richiesta di concedere da subito la libera circolazione ai lavoratori croati nel mercato del lavoro nazionale. Ma il tempo ha dimostrato che avevamo ragione e che non c’era alcun bisogno di limitare questo diritto. Anzi, le misure limitative adottate dall’Italia negli ultimi due anni hanno solamente sortito l’effetto di congelare la situazione, lasciando inalterato il livello del sommerso che riguarda i lavoratori croati in Italia”.

“Ora che i croati hanno in Italia le stesse opportunità di accesso al mercato del lavoro degli altri cittadini dell’Unione – ha proseguito Berti – viene meno un consistente alibi al mantenimento delle posizioni di lavoro sommerso che riguardano i frontalieri residenti in Croazia e da decenni impiegati irregolarmente nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia e del Veneto”.

“Non tutti i problemi che affliggono i frontalieri sono automaticamente risolti con questa apertura del Governo italiano, come insegna il precedente dei lavoratori frontalieri residenti in Slovenia.- ha concluso Berti -. Al pari di quel caso, rimangono sul piatto criticità nel campo della sicurezza sociale e della fiscalità, che ancora producono discriminazioni a danno di questi lavoratori e conseguenti effetti dissuasivi, rispetto al ricorso al lavoro regolare. Su questi ulteriori aspetti abbiamo chiesto lo scorso anno un confronto ai Governi nazionali di Italia e Croazia e non molleremo la presa, finché non saremo ascoltati. Ma è certo che con l’odierna decisione dell’Italia la strada corretta è stata finalmente intrapresa”.