MIGRANTI DISOCCUPATI, SERVONO PERMESSI DI SOGGIORNO PIÙ LUNGHI

MIGRANTI DISOCCUPATI, SERVONO PERMESSI DI SOGGIORNO PIÙ LUNGHI

Cgil-Cisl-Uil: “Arginare rimpatri e lavoro nero”. Fvg: in forte calo (-30%) i nulla osta brevi

Non soltanto la proroga a due anni del permesso di soggiorno per attesa occupazione e la sanatoria per i permessi scaduti, ma anche la definizione di istruzioni univoche per le questure, per evitare difformità e penalizzazioni nei confronti dei richiedenti. Queste alcuni tra gli interventi sollecitati in un documento presentato oggi da Cgil, Cisl e Uil regionali al Prefetto di Trieste Annapaola Porzio, commissario di Governo per il Friuli Venezia Giulia.

PIAGA. L’incontro si è tenuto in concomitanza con il presidio organizzato stamattina in piazza Unità nell’ambito della mobilitazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil per i diritti dei lavoratori migranti e contro la piaga del lavoro nero e sommerso. «Un fenomeno – denunciano Emanuele Iodice (Cgil), Luciano Bordin (Cisl) e Claudio Cinti (Uil) – che comprime i redditi, le tutele e i diritti di centinaia di migliaia di lavoratori nel nostro Paese, e che in alcune realtà assume i contorni di un vero e proprio racket». È proprio per evitare a molti migranti di cadere in questo buco nero che i sindacati invocano l’estensione a due anni del permesso di soggiorno per ricerca di occupazione.

QUESTURE. «Ma al Prefetto – spiegano ancora Iodice, Bordin e Cinti – abbiamo denunciato anche l’esistenza di prassi e comportamenti non omogenei tra questura e questura. A casi uguali, infatti corrispondono troppo spesso decisioni diverse nel rilascio e nella durata dei permessi. Tra i casi più gravi il mancato rilascio del permesso quando vengono verificati periodi di disoccupazione pregressi alla richiesta o quando sia impossibile, a causa del mancato aggiornamento delle banche dati Inps, verificare l’esistenza versamenti contributivi».

MENO PERMESSI. A confermare il problema la lettura dei dati Istat sui permessi di soggiorno brevi rilasciati in regione, scesi dai 45.800 del 2011 ai 33.200 del 2015 (-12.600). Vero che il calo è parzialmente compensato dall’aumento dei permessi di lunga durata (+10.700), ma in tempi di crisi e di crescente precarietà dell’occupazione è evidente che sono proprio i permessi brevi, calati quasi di un terzo in quattro anni, i più diffusi nelle fasce deboli del mercato del lavoro. Da quei, per i sindacati, l’esigenza di estendere e generalizzare a due anni la durata dei permessi per ricerca di lavoro, per dare respiro agli immigrati rimasti senza impiego e sottrarli al ricatto del sommerso.

PIAGA. Assieme all’estensione dei permessi e a una sanatoria generalizzata per i permessi scaduti, i sindacati chiedono al Governo una politica organica di lotta e contrasto al lavoro nero. Tutto ciò con l’obiettivo di evitare a molti stranieri il pericolo del rimpatrio forzato o la trappola del lavoro nero, con pesanti ricadute non soltanto sugli stessi migranti e sulle loro famiglie, «ma in generale su una società e un mercato del lavoro dove gli immigrati – dichiarano ancora gli esponenti delle segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil – rappresentano una componente indispensabile».

L’IMMIGRAZIONE IN FVG. Un ruolo, quello degli immigrati, confermato anche dai numeri, sebbene la crisi abbia stretto la forbice tra nuovi ingressi e uscite (1.600 il fusso medio di cancellazioni per l’estero negli ultimi 4 anni in regione). Nonostante la frenata del 2015, chiuso con 105mila residenti stranieri contro i 107mila di fine 2014, il contributo degli stranieri alla creazione del Pil del Fvg si attesta al 10%, oltre un punto in più della media nazionale, il gettito fiscale si aggira attorno ai 170 milioni, mentre sono 11mila le imprese a conduzione straniera, in costante crescita. Fondamentale, in particolare, l’apporto alle entrate contributive, in un Paese e una regione soggetti a un processo di invecchiamento demografico che senza gli immigrati sarebbe irreversibile.