Priorità UIL Friuli Venezia Giulia

Priorità UIL Friuli Venezia Giulia

Priorità UIL Friuli Venezia Giulia per il Paese e per la Regione nel 2013

 

1 più Lavoro  | 2 meno Tasse  | 3 più Energia | 4 più Competitività regionale | 5 più Welfare – 6 meno Burocrazia

Il Governo del Paese e quello della nostra Regione, devono assumersi l’impegno di attuare una politica veramente orientata a promuovere la crescita, valorizzando il lavoro, incentivando lo sviluppo e realizzando l’ammodernamento del sistema istituzionale. Per fare questo occorre innanzitutto invertire una pericolosa tendenza che tra recessione, bassi salari e basse pensioni ha impoverito lavoratrici, lavoratori e pensionati. Una situazione non più sostenibile, che richiede un intervento profondamente riformatore in grado di invertire la rotta e di far riprendere all’Italia e alla nostra Regione la strada della crescita e dello sviluppo.

 

1 – Lavoro

Il misuratore del debito pubblico è lo spread, il misuratore del benessere dei cittadini è l’occupazione. Ogni azione di Governo, sia nazionale che regionale, deve essere orientata a mantenere gli attuali ed a creare nuovi posti di lavoro.

Partendo dalla valorizzazione di quel patrimonio industriale che fa dell’Italia la seconda manifattura europea e sapendo che anche i Paesi che avevano puntato tutto sul terziario avanzato sono ora impegnati a rilanciare il proprio settore industriale.

Ciò naturalmente presuppone una competizione su segmenti ad elevato valore aggiunto, con forti investimenti in innovazione di prodotto e di processo.

Tutto il percorso va supportato attraverso una formazione professionale continua, mirata all’inserimento lavorativo.

In questa logica, è necessario che al contenzioso istituzionale che negli ultimi anni ha caratterizzato il rapporto tra il Governo centrale e quello regionale, si sostituisca una logica di reciproca responsabilità e collaborazione, indispensabile per accedere alle risorse della “Strategia Europea 2020“ destinate anche al rafforzamento delle politiche del lavoro per i giovani, oltreché per l’istruzione, per la formazione e per l’utilizzo delle nuove tecnologie.

In particolare, anche alla luce dell’imminente ingresso della Croazia nell’Unione europea, è necessario che la Regione Friuli Venezia Giulia (unico mercato del lavoro regionale d’Italia a ospitare un consistente fenomeno di lavoro frontaliero in entrata, stimato in almeno 10.000 ingressi giornalieri) faccia pressione sulle istituzioni nazionali (Governo e Parlamento), perché si ponga rimedio alle discriminazioni a danno dei lavoratori frontalieri di Slovenia e Croazia nel settore fiscale e della sicurezza sociale, costruendo così un quadro giuridico certo per l’esercizio di tale forma di lavoro. Attualmente infatti, il mancato riconoscimento politico di tale figura, comporta un massiccio ricorso al lavoro irregolare, tanto più inaccettabile, quanto più riguarda alcuni settori chiave dell’economia regionale (edilizia, agricoltura, commercio, turismo) e della società (assistenza sociale agli anziani e malati e lavoro domestico).

 

2 – Tasse

Se chi governa aumenta le tasse, aumentano i disoccupati. E’ un circolo vizioso.

Nel 2012 l’Italia ha perso 1 milione di posti di lavoro, perché l’aumento delle tasse, ad opera di un governo a larghissima maggioranza, ha causato la riduzione dei consumi, quindi il calo della domanda interna. A ciò si aggiunge il mancato pagamento dei debiti verso le imprese.

Vanno invece ridotte le tasse per le imprese che creano occupazione stabile; inoltre, la detassazione dei salari di produttività deve diventare strutturale, perché la mancanza di certezza rende difficile l’incentivazione e lo svolgimento della contrattazione aziendale. Va applicata un’imposta, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali, pari al 10% sui redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro lordi annui.

La vera scelta e’ che tutta la retribuzione che sarà percepita in più deve essere detassata. Peraltro più l’incentivo e’ efficace, più ci saranno premi, più le entrate dello Stato aumenteranno.

Solo così potrà realmente decollare la contrattazione aziendale a sostegno della crescita della produttività e della competitività.

Vanno inoltre ridotte le tasse sui redditi medio bassi con una diminuzione delle aliquote IRPEF dal 23 al 20% e dal 27 al 26%.

Le imprese regionali soffrono anche sul fronte dell’export. Nel 2012 le esportazioni sono diminuite del 10-15% rispetto all’anno precedente. Una delle cause è legata al gap fiscale rispetto ad Austria e Slovenia. Un’altra causa è riferita al minor costo dell’energia di questi paesi confinanti. Il risultato è la crescita dei processi di delocalizzazione delle nostre imprese.

Il tema della fiscalità di vantaggio per le aziende che esportano deve perciò rappresentare una delle priorità per il Governo regionale.

3 – Energia – Piano Energetico Regionale

E’ necessario un piano energetico regionale che porti benefici tanto alle imprese quanto alle famiglie, riducendo al minimo il costo dell’energia e l’impatto ambientale.

Ne trarrebbero vantaggio sia le attività economiche che si fondano sulla qualità dell’ambiente (agricoltura, pesca, turismo) sia la salute dei cittadini.

Servono misure economiche e legislative che incentivino la riduzione dei consumi di energia ed un modello energetico che riduca i costi (allineandosi con gli standard europei) aumenti l’efficienza e diminuisca la dipendenza di approvvigionamento dall’estero.

Un modello di sviluppo energetico sostenibile basato anche sulle risorse energetiche rinnovabili come le biomasse, l’energia solare, l’energia eolica, l’energia idraulica e sul riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse.

 

4 – Competitività Regionale

E’ indispensabile e urgente che la Regione, d’intesa con le Parti Sociali, si doti di una strategia industriale che oggi non c’è.

Va difeso e valorizzato il tessuto industriale esistente, caratterizzato dalla preponderanza di piccole realtà produttive, la cui debolezza dimensionale va contrastata anche incentivando la crescita di network collaborativi, ovvero favorendo l’evoluzione dell’ormai consolidata esperienza dei distretti verso forme di “reti d’impresa”, attivando così processi di integrazione utili a competere sui mercati internazionali ed a creare la massa critica necessaria per investire in ricerca e innovazione.

Inoltre, la nostra Regione possiede un’importante dotazione di centri scientifici e di ricerca: si tratta di una ricchezza che va portata a valore, sostenendo l’integrazione con il sistema delle imprese e promuovendo concretamente il trasferimento delle tecnologie.

Credito alle imprese e alle famiglie. La Regione deve attuare politiche capaci di ricondurre la finanza al servizio della comunità, allargando le maglie del credito a favore delle famiglie e delle imprese.

In particolare, serve una ridefinizione complessiva degli strumenti finanziari regionali per orientare maggiormente il sistema al sostegno delle aziende che presentano piani industriali capaci di esprimere competitività e di mantenere o creare occupazione, attraverso processi di aggregazione ed innovazione di processo o di prodotto.

Friulia deve rafforzare il suo ruolo in termini di Finanziaria di sviluppo, ponendosi al fianco delle imprese da vero partner, sia nell’attuale crisi, sia nella ripresa che seguirà.

Legge di stabilità. È necessaria una revisione del Patto di Stabilità ed uno sblocco totale dei pagamenti alle imprese che hanno effettuato lavori in appalto per le Amministrazioni Pubbliche Regionali, Provinciali e locali, anche attraverso specifiche forme di convenzione con il sistema bancario.

Irap selettiva. Servono interventi mirati di sgravio fiscale alle aziende, anche rivedendo i parametri di riferimento per l’applicazione dell’Irap e favorendo le imprese impegnate in processi di innovazione, di ricerca, di mantenimento e crescita della base occupazionale.

Infrastrutture e trasporti. Servono pochi ed essenziali interventi di carattere strategico, in particolare sul fronte infrastrutturale.

Per la parte che ci riguarda, il Corridoio 5 sembra ormai uscito da una logica temporalmente apprezzabile.

Assume invece importanza il Corridoio Adriatico-Baltico che deve rappresentare il perno attorno al quale costruire una politica regionale dei trasporti, centrata su di un sistema integrato di Porto – Retroporto – Corridoio e sul rafforzamento dei servizi ferroviari merci verso la Germania e l’Austria.

La terza corsia dell’autostrada A4 rappresenta un’opera strategica anche in un’ottica nazionale e internazionale, ma riteniamo che nell’attuale quadro di risorse regionali decrescenti la sua effettiva sostenibilità sia pesantemente compromessa: vanno quindi necessariamente individuate ulteriori fonti di cofinanziamento.

5 – Welfare

Sanità. Va attuata una riforma sanitaria che aumenti l’assistenza domiciliare sul territorio rispetto all’ospedalizzazione.

Il sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia si è ormai attestato su un buon livello di funzionamento che va preservato e ulteriormente migliorato.

Qualsiasi ipotesi di revisione degli assetti strutturali e organizzativi del Sistema Sanitario Regionale deve quindi partire dal mantenimento degli standard di qualità del servizio.

Va abolito il ticket sanitario regionale.

Ammortizzatori sociali. Vanno garantite le risorse necessarie a sostenere le aziende ed i lavoratori colpiti dalla crisi.

Gli stanziamenti di risorse previsti dal Governo sulla Cassa Integrazione in Deroga sono insufficienti a fronteggiare le necessità reali delle situazioni di crisi.

In tutte le realtà produttive del Paese si sta vivendo una crisi così profonda, dai risvolti umani e sociali senza precedenti, i cui devastanti effetti sui lavoratori e sulle loro famiglie sono stati arginati a fatica grazie al ricorso agli ammortizzatori sociali.

Quella che stiamo vivendo è un’emergenza la cui soluzione non può essere rimandata.

E’ perciò necessario intervenire immediatamente: il Governo deve reperire le risorse necessarie a dare continuità allo strumento che fino ad oggi ha contribuito in maniera determinante alla salvaguardia di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

6 – Burocrazia (Semplificazione burocratica)

La crisi – ma non solo quella – impone anche al sistema-Regione di eliminare sprechi ed inefficienze oggi non più sostenibili. Occorre, dunque, impegnarsi con determinazione nell’opera di semplificazione legislativa e di snellimento della macchina amministrativa, oltreché dei livelli istituzionali, in un’ottica di crescita dell’efficienza dei servizi e di riduzione della spesa.

Serve, inoltre, una sburocratizzazione della pubblica amministrazione, attraverso forme di partecipazione negoziata dei lavoratori ad obiettivi di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi.

Ridurre i costi della politica. Nel febbraio 2011, la UIL avviò, per prima, la campagna per la riduzione dei costi della politica. Quella scelta fu fatta per rappresentare un’idea alta della politica e della sua funzione, sempre più importante nel governo delle società contemporanee per rimettere la politica al servizio dei cittadini e non viceversa. Sul fronte delle risorse regionali, sempre più scarse, va razionalizzata l’intera struttura istituzionale e va disboscato il sistema delle partecipazioni, sia dismettendo quegli enti e società che occupano spazi propri dell’iniziativa privata, sia ridimensionando i Consigli di Amministrazione dei restanti.

Ammodernare la Pubblica Amministrazione. La riforma della Pubblica Amministrazione è necessaria per modernizzare e rendere più efficienti i servizi forniti ai cittadini, ma ciò è possibile solo con il coinvolgimento dei lavoratori del pubblico impiego. A tale fine è indispensabile che i lavoratori del settore partecipino ai processi di modernizzazione anche attraverso il ripristino e la riqualificazione della dinamica contrattuale, praticamente sospesa negli ultimi anni.

REAGIRE ALLA CRISI. Salvaguardare le ragioni della nostra autonomia statutaria significa valorizzare i tratti distintivi della nostra comunità; significa, anche, sapersi confrontare sul serio con i temi della crisi, dando sostanza con la propria capacità di riformare (e di autoriformarsi…) ad un concetto di specialità che sempre più si dovrà declinare in termini di opportunità, piuttosto che di prerogative.

Trieste, aprile 2013