“EXPAT”, GIOVANI CERVELLI IN FUGA: SCONFITTA PER L’ITALIA O INVESTIMENTO PER IL FUTURO?

“EXPAT”, GIOVANI CERVELLI IN FUGA:  SCONFITTA PER L’ITALIA O INVESTIMENTO PER IL FUTURO?

Momento di riflessione organizzato oggi a Trieste da UIM Fvg e C.S.IR.

“EXPAT”, GIOVANI CERVELLI IN FUGA: SCONFITTA PER L’ITALIA O INVESTIMENTO PER IL FUTURO?

Oltre 170 mila gli italiani iscritti all’Aire del Friuli Venezia Giulia. Nel 2016 espatriate dalla Regione circa 3.800 persone. Fenomeno analogo anche in Croazia.

Sono 176.482 le persone iscritte all’Aire del Friuli Venezia Giulia, con un’incidenza del 28,9% sulla popolazione residente, in particolare nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni (20,6%) e i 35-49 anni (22,1%), con un boom dei trasferimenti all’estero tra gli over 65 (25,20%). Il fenomeno – stando ai dati della Fondazione Migrante per l’anno 2017 – coinvolge tutte le province con 79.298 persone a Udine, seguiti da 53.509 a Pordenone, 32.149 a Trieste e 11.536 a Gorizia.

Dati iscritti Aire FVG

 

Il fenomeno degli “expat”, i giovani cervelli in fuga che dopo aver completato il proprio percorso formativo in Italia fanno la valigia ed emigrano in cerca di occupazione all’estero, interessa in maniera molto incisiva anche il Friuli Venezia Giulia come il resto dell’Italia. Basti pensare che nel 2016 sono stati 285 mila gli italiani espatriati all’estero.

Lo spartiacque, nel fenomeno delle migrazioni che interessa 7 milioni di cittadini dell’Unione europea che vivono e lavorano in un altro paese della Comunità, oltre a un milione di lavoratori transfrontalieri, è stato il 2013. Fino a quell’anno l’Italia rientrava nella media europea, con il 3,4% della popolazione iscritta all’Aire. Da quel momento in poi comincia a incrementarsi il dato degli espatriati: 94.126 nel 2013 con un incremento del 7,6% nel 2014 per arrivare ai 107.529 nel 2015 (rapporto Migrantes 2016).

L’anno “2013” coincide con l’anno in cui molti cittadini immigrati in Italia negli anni precedenti decisero di rientrare nel loro Paese di origine. I rumeni calarono di 23.000 persone (pari al 29% della loro comunità), i polacchi del 24%. Il decremento toccò anche la comunità ucraina con 13.000 persone in meno. Diminuzione delle richieste di occupazione e redditi bassi rispetto alla media UE hanno reso per tante di queste persone più conveniente rientrare che rimanere.

“Nel lontano 2000, insieme a un’associazione che si interessava di politiche europee, lavorammo sull’inizio di una “era nomade” di un’Europa in cui la libera circolazione delle genti sarebbe stata una scelta ovvia. Oggi rispetto a 18 anni fa la percezione dell’Europa è molto cambiata, purtroppo in negativo e la libera circolazione delle persone per molti  è diventata più che una scelta un’ opportunità di fuga da alcune realtà che non soddisfano più”, ha affermato il presidente della UIM FVG Fulvio Krizman, moderando il dibattito tra i presenti sull’interrogativo “la nuova emigrazione: una sconfitta per l’Italia o un investimento per il futuro?”

“Il Friuli Venezia Giulia è una regione che storicamente ha vissuto il fenomeno migratorio. Almeno fino agli anni ’60 è stata Paese di migranti, poi ha cominciato a vedere un flusso di ritorno – ha portato i saluti il segretario generale della UIL Fvg Giacinto Menis -. La mobilità sia una opportunità e non una scelta obbligata, specie per i giovani. In regione 40 mila sui 220 mila giovani residenti di età compresa tra i 15 e i 34 anni non lavorano. E di questi solo la metà circa si iscrivono ai centri per l’impiego. Gli altri neanche cercano il lavoro. Bisogna dunque puntate sul lavoro”. Menis ha quindi fatto un cenno anche alle altre sfaccettature del fenomeno migratorio, quello dei “pensionati che vanno a vivere all’estero perché la vita costa meno” e dei corregionali “che si trasferiscono in Slovenia e Croazia”.

Nel 2016 – ha riportato alcuni dati uno dei relatori, il professor Alessio Fornasiere – dal Fvg sono espatriati 3.828 persone pari al 0,31% della popolazione residente (1.217.872 abitanti). La percentuale sale invece al 54% se raffrontato sui nuovi nati.

“Le migrazioni siano il più volontarie e consapevoli possibili, ma non forzate. Diano origine a fenomeni virtuosi anziché essere letti come esperienze negative”, ha ricordato anche il Presidente del Consiglio sindacale interregionale C.S.IR. Michele Berti sottolineando la necessità di trovare un punto di equilibrio tra “le politiche di mobilità sostenute dalla Commissione Europea e le preoccupazioni legittime dei singoli Governi che temono un impoverimento del mercato del lavoro che si priva di persone formate e qualificate perché non trovano uno sbocco occupazionale”. “Diventare cittadini dell’Unione europea significa anche contribuire a costruire l’Europa”, ha concluso fornendo un’altra prospettiva visuale di un fenomeno che non è solo Italiano.

Anche la vicina Croazia ha contato ben 30.000 cittadini che hanno lasciato il Paese dal 2007 al 2012,tanto che nel 2013 il governo decise di avviare il progetto “Newfelpro” nel tentativo di frenare il fenomeno dei “cervelli in fuga” ed agevolarne il rientro, progetto che si concluderà proprio quest’anno e che è  finanziato anche dalla Comunità Europea.

Il fenomeno è stato ricordato da Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione italiana di Slovenia e Croazia, è da Petra Vaci, rappresentante dell’ufficio territoriale SSSH di Rijeka, che ha sottolineato come oltre il 10% della popolazione viva e lavori fuori dalla Croazia. “L’80% emigra per insoddisfazione del proprio reddito – ha spiegato -. Il secondo motivo sono le condizioni di lavoro. I giovani cercano una soluzione lavorativa migliore. Il terzo problema è la disoccupazione”.

In chiusura dei lavori gli interventi di Viviana Toia per la UIM e l’ITAL nazionali e del presidente UIM Angelo Mattone.

Trieste, 28 novembre 2017