LA MANOVRA SI DEVE MIGLIORARE, MA LO SCIOPERO DELLA CGIL E’ UNA SCELTA STERILMENTE IDENTITARIA

Pieno rispetto per i lavoratori che scioperano. Ma ora servono unità di intenti e di azioni. Il segretario generale della UIL del Friuli Venezia Giulia, Giacinto Menis, spiega la scelta di non scioperare.

Fin dalle prime fasi della presentazione della manovra finanziaria per il pareggio di bilancio, la UIL ha criticato i contenuti di iniquità e insostenibilità  sociale che via via, nelle successive formulazioni, ne hanno caratterizzato l’impianto.

A sostegno delle proprie posizioni la UIL ha attuato una strategia di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di confronto serrato con tutte le forze politiche, sfociata il primo settembre in una manifestazione davanti al Senato e, in questi giorni, in una serie di presidi davanti alle Prefetture. In Regione, venerdì siamo stati a Pordenone e giovedì saremo a Trieste. Questa strategia ci ha consentito di ottenere alcuni risultati, forse parziali, ma ugualmente significativi, quali il ritiro delle norme che negavano il diritto al riscatto del servizio militare e del corso di laurea ai fini dell’accesso alla pensione di anzianità. O il ritiro della norma che negava ingiustamente il diritto alla tredicesima mensilità per i lavoratori del pubblico impiego. E, ancora, il ritiro della norma che abrogava le festività civili del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.

Certo rimane molto da fare per migliorare la manovra, in particolare per quanto riguarda le norme ingiustamente punitive nei confronti dei dipendenti pubblici. Soprattutto, però, bisogna puntare sulla crescita e, per quanto la riguarda, la UIL si impegnerà fin dai prossimi giorni per attivare un tavolo comune di tutte le forze sociali, sia sindacali che imprenditoriali, per stimolare nei confronti del Governo e delle Regioni iniziative concrete di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture, nelle reti energetiche e nelle aree meridionali, nella ricerca e nell’innovazione, per promuovere sviluppo e innovazione.

Abbiamo pieno rispetto per i lavoratori che scioperano, rimettendoci di tasca propria, ma dissentiamo dalla scelta sterilmente identitaria della CGIL, tra l’altro collocata in un momento in cui la gravità della crisi dovrebbe suggerire unità d’intenti e di azioni, come non smette di ricordarci il Presidente Napolitano.

Inutile e dannosa è anche la polemica sull’articolo 8 perché non è vero che esso rappresenta la testa d’ariete con cui scardinare diritti e tutele dei lavoratori. In ogni caso, sulle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, pur non rappresentando un via libera ai licenziamenti facili, la riteniamo inopportuna. E, certamente, non è nostra intenzione firmare accordi sui licenziamenti contro gli interessi dei lavoratori. E’ stato sollevato un polverone inutile, se non dannoso. Concentrandosi sull’articolo 8 si rischia di fuorviare l’attenzione dai temi più delicati di questa manovra, che restano quelli del fisco e dei costi della politica. E’ su questi punti che la UIL continuerà la battaglia.