OLTRE L’EMERGENZA

OLTRE L’EMERGENZA

di Giacinto Menis
Segretario Generale Uil Friuli Venezia Giulia

La crisi generale ha investito la regione Friuli Venezia Giulia mettendo a dura prova i “fondamentali” della sua economia, se non pure quelli della sua specialità istituzionale (si tratta, com’è noto, di una regione autonoma).

Il dato della disoccupazione ha seguito gli andamenti nazionali: essendo tuttavia partita da valori più bassi rispetto alla media generale, la regione si è attestata a fine 2010 ad un livello del 5,7%, rispetto al 4,3% del 2008 (i corrispondenti valori nazionali risultano, rispettivamente, dell’8,7 e 6,7%).

A contenere, finora, l’impatto della crisi, hanno contribuito importanti accordi regionali che hanno perseguito l’obiettivo della protezione dei redditi attraverso misure quali i lavori socialmente utili, i contratti di solidarietà difensivi e, soprattutto, la cassa integrazione in deroga, che ha agito a tutela di quei lavoratori altrimenti privi di qualsiasi forma di sostegno al reddito, come apprendisti, interinali e lavoratori a domicilio impiegati da imprese coinvolte dalla crisi ma escluse dalla Cassa Integrazione Guadagni.

Ma la crisi non è terminata, e gli ammortizzatori sociali non durano in eterno: ecco perché come Uil ci stiamo battendo affinchè alla gestione dell’emergenza si affianchi la progettazione di un “sistema regione” capace di proporsi con successo all’interno di un mercato sempre più competitivo.

Per far questo, bisogna metter mano ai nodi strutturali dell’economia regionale, caratterizzata da poche grandi presenze industriali e da una moltitudine di micro-imprese che rappresentano un tratto distintivo del modello produttivo regionale, ma patiscono , oggi più che mai, gli effetti delle “storiche” debolezze rappresentate da fattori quali la sottocapitalizzazione, la mono-committenza, la difficoltà a gestire i passaggi generazionali e la scarsa attitudine all’innovazione di prodotto e di processo.

E’ su questi aspetti che si gioca la sfida del futuro e si misura la capacità della Regione di dotarsi di una vera politica industriale, capace di accompagnare la ripresa favorendo l’evoluzione del sistema produttivo.

Oggi, la sopravvivenza delle regioni a statuto speciale è messa in discussione da vasti movimenti d’opinione, dei quali non hanno mancato di rendersi interpreti le recenti manovre economiche del Governo che hanno particolarmente colpito le regioni autonome.

Noi come Uil regionale ci siamo sempre schierati a difesa di una specialità regionale che ancora oggi riteniamo sostenuta dalle ragioni storiche, economiche e territoriali che l’hanno originata: certo, non abbiamo mai inteso tale “status” in termini di mantenimento dell’esistente o di salvaguardia di presunti privilegi, ma come motore di riforme e di sviluppo.

In questo senso, abbiamo sempre rivendicato dalla Regione l’adozione di misure innovative sul fronte del contenimento dei costi della politica e della burocrazia, non meno che su quello del rilancio dell’economia.

E quindi: riforma dell’architettura istituzionale regionale, ma anche interventi a favore dell’economia e dell’occupazione, rilanciando una forte progettualità in campo infrastrutturale e impegnando lo stesso Governo nazionale nella realizzazione di opere essenziali – non soltanto in un’ottica regionale – quali la terza corsia autostradale, il superporto Trieste-Monfalcone e la stessa TAV, di cui sembra si sia ormai persa traccia.

A ciò riteniamo debbano accompagnarsi misure capaci di rafforzare il rapporto tra regione e innovazione: per posizione geografica ed eccellenze scientifiche, il Friuli Venezia Giulia ha infatti i numeri per porsi come una Regione-Parco, in grado di attrarre imprese innovative.

Le risposte della Regione? Ancora deboli e intermittenti.

Sul fronte dell’economia, si punta tutto sull’abbattimento di un punto dell’IRAP: misura certamente utile a contenere il vistoso gap fiscale con i paesi confinanti, ma talmente onerosa (80 milioni) da comportare l’applicazione di tagli ad altri importanti capitoli di spesa regionali quali infrastrutture, autonomie locali e istruzione.

Noi continuiamo a sostenere che lo sconto fiscale sarebbe meno oneroso e più efficace se vincolato a specifici obiettivi di miglioramento della competitività aziendale e di garanzia dei livelli occupazionali attraverso lo strumento della contrattazione decentrata.

Qualcosa si sta muovendo pure sul fronte dei costi della politica, anche se in modo parziale e asimmetrico.

Infatti, è di questi giorni la presentazione, da parte della Giunta Regionale, di un progetto di tagli e razionalizzazioni che si propone di incidere con decisione sugli assetti e le articolazione degli enti, per così dire, collaterali alla politica, prevedendo l’unificazione regionale di Ater, Erdisu, Fiere, Cciaa e delle stesse Aziende Socio Sanitarie; dall’altra parte, però, c’è ancora troppa timidezza nell’affrontare le tematiche tipiche del “palazzo”, laddove si prefigura solamente il taglio di una decina di consiglieri regionali, senza tuttavia incidere sull’entità dei compensi e dei rimborsi, sulle indennità di fine mandato e sui vitalizi.

E le Province? La Regione si impegna a promuovere un referendum popolare per la loro soppressione…

Sono misure insufficienti e dilatorie, non all’altezza delle attese della società civile che, nell’attuale situazione di straordinaria difficoltà economica e sociale reclama interventi ben più netti nel senso del contenimento dei costi della politica, dello snellimento della burocrazia e dell’efficienza della pubblica amministrazione.

Per la Uil, una sfida aperta e un impegno che prosegue.

Trieste, 2 novembre 2011