SCUOLA, NO ALLARMISMI NESSUNA CATTEDRA PERSA IN FVG IL PROSSIMO ANNO

 

Previti (UIL Scuola): “basta calcoli matematici, serve una programmazione seria. La scuola non può essere considerata la colpa di tutto quello che succede in Italia”.

“Ogni volta che è in previsione l’assunzione del personale della scuola si fanno meri calcoli matematici, mai una seria programmazione”.

E’ l’amara constatazione effettuata dal Segretario generale della UIL Scuola FVG Ugo Previti all’indomani della pubblicazione del report della Fondazione Agnelli che, con uno studio che stima gli effetti del calcolo demografico, prevede un crollo degli studenti e un calo considerevole di classi e cattedre anche in regione.

“In premessa bisogna sottolineare che i dati della previsione degli organici per il prossimo anno scolastico non prevedono alcuna riduzione del numero di alunni e di cattedre. La popolazione scolastica dovrebbe rimanere fissa intorno alle 145 mila unità, considerando nel computo anche i 130 alunni e i 13 posti docenti delle scuole del primo ciclo del comune di Sappada, passato dal Veneto al Friuli Venezia Giulia – chiarisce Previti con alla mano i numeri delle previsioni degli organici per l’anno 2018/2019 in raffronto al 2017/2018 -. I posti previsti in organico di fatto e di diritto cresceranno dai 12.867 attuali ai 12.880 previsti con un saldo positivo di 20 unità, di cui 13 per l’effetto del trasferimento di Sappada e 7 nuovi per gli istituti professionali”.

“Si tratta di un leggero incremento, sebbene siano ancora pochi per le esigenze della scuola. Non si dovrebbe fare solo semplici calcoli matematici nel rapporto tra numero di alunni e classi per comprendere le reali esigenze della scuola – commenta ancora il segretario generale -. E’ una realtà fondamentale e complessa, ci sono le peculiarità di ogni scuola, le realtà del territorio e le esigenze dettate da classi sempre più multiculturali con cui bisognerebbe fare i conti”.

Secondo il sindacato la scuola anziché essere penalizzata da tagli dovrebbe essere implementata con risorse e organici nuovi.

“Purtroppo sembra che la scuola sia la colpa di tutto quello che succede in Italia o che debba sopperire a compiti non suoi – conclude Previti -. Piuttosto si dovrebbe chiedere alla politica di investire realmente nella creazione di posti di lavoro in Italia, incentivando le aziende che non delocalizzano, dando un futuro e una capacità di spesa delle famiglie, bloccando l’emorragia di giovani che lasciano l’Italia dopo essere stati formati dalle nostre scuole per cercare lavoro all’estero. In questo modo si potrebbe rimettere in moto realmente il sistema del lavoro”.